Discussione: Intervista a Robert Faurisson
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Artamano Guest
Intervista a Robert Faurisson
http://www.ladestra.info/?p=17963
Intervista a Robert Faurisson (in Italiano e Francese)
Categoria : Interviste
Giovanna Canzano intervista ROBERT FAURISSON 29 febbraio 2008
.. "La mia sorte è stata la seguente: una decina di aggressioni, circa
trent'anni di processi, perquisizioni, una fiumana di condanne giudiziarie,
sequestri alla mia banca, una carriera spezzata, ignobili ritorsioni su mia
moglie e sui miei figli; il tutto per istigazione o con la piena
approvazione delle autorità mediatiche, politiche, universitarie" . "Ma,
nella disgrazia, ho avuto fortuna. Fino ad ora, il mio revisionismo non mi è
costato un solo giorno di prigione. La mia sorte è invidiabile se la
paragono a quella dei revisionisti che, in Germania, in Austria, in Francia,
in Belgio, in Spagna, in Svizzera, in Svezia o in Canada sono stati gettati
in carcere". (Roberto Faurisson)
Testo in Italiano
CANZANO 1- Quali sono per Lei le conquiste più significative del
revisionismo storico?
FAURISSON - [Come preambolo, mi permetta una puntualizzazione: io mi trovo
ad essere, per prima cosa, cittadino britannico e, in secondo luogo,
cittadino francese e voglio che sia ben chiaro che è esclusivamente nella
mia qualità di cittadino britannico, e dunque come uomo libero, che io
risponderò alle Sue domande].
A condizione di sostituire la parola "conquiste" con quella di "vittorie",
Lei troverà una risposta a questa Sua prima domanda in un testo che ho
intitolato proprio "The Victories of Revisionism" (Teheran, 11 dicembre
2006). Vi enumero venti delle nostre vittorie. Sul piano strettamente
scientifico e storico, queste vittorie sono state così importanti, sia per
numero che per ampiezza, che non è rimasta pietra su pietra dell'edificio di
menzogne costruito dalla religione de "l'Olocausto". Sul piano mediatico,
per converso, il nostro scacco è cocente poiché - è giocoforza il
constatarlo - malgrado la nostra presenza su Internet, con l'Aaargh-VHO,
Radio Islam e parecchi altri siti revisionisti, il grande pubblico sembra
ignorare quasi tutto dei nostri successi, come pure della sconfitta dei
nostri avversari.
Prendiamo il caso dell'ebreo americano Raul Hilberg; egli è il Number One
degli storici di quello che viene diffusamente chiamato "Olocausto" o
"Shoah" e a cui, per parte sua, preferisce dare il nome di "la distruzione
degli ebrei d'Europa". È nel 1961 che egli ha pubblicato la sua prima
versione di The Destruction of the European Jews. All'epoca, sosteneva con
sussiego la tesi secondo la quale Adolf Hitler aveva dato due ordini di
sterminare gli ebrei d'Europa (p. 177). Questi ordini, dei quali,
curiosamente, egli non indicava né le date né i rispettivi contenuti, erano
stati, secondo lui, seguiti da istruzioni diverse, che sfociavano, da un
lato, nei massacri sistematici di ebrei condotti in Russia dagli
Einsatzgruppen, e, dall'altro, alla costruzione dei "campi di sterminio"
(sic) in Polonia o in Germania, in particolare ad Auschwitz . Sempre a suo
dire, al fine di perpetrare questo crimine specifico e senza precedenti, i
Tedeschi avrebbero inventato ed utilizzato delle armi anch'esse specifiche e
senza precedenti, chiamate sia "furgoni a gas", sia "camere a gas"
(utilizzando, in particolare, l'insetticida Zyklon B). Ma, anno dopo anno,
sotto la pressione della critica revisionista che gli chiedeva delle prove e
non delle sedicenti testimonianze, R. Hilberg ha dovuto battere in ritirata.
Nel 1983, egli ha finito con il dichiarare che, a ben riflettere, questo
gigantesco massacro non era stato concertato (come dapprima egli aveva
scritto) ma si era prodotto spontaneamente, in seno alla vasta burocrazia
tedesca, "per un incredibile incontro degli spiriti, per una consensuale
trasmissione del pensiero" ("by an incredible meeting of minds, a
consensus-mind reading by a far-flung bureaucracy"). Nel gennaio del 1985,
all'inizio del primo dei due grandi processi intentati da alcune
organizzazioni ebraiche canadesi contro il revisionista Ernst Zündel, a
Toronto, noi gli abbiamo fatto confermare sotto giuramento questo suo strano
discorso. Nel corso dello stesso anno, nella seconda edizione della sua
opera, egli ha, ancora una volta, esposto la nebulosa teoria secondo la
quale la distruzione degli ebrei d'Europa si era prodotta per un fenomeno di
generazione spontanea, e si era sviluppato tramite trasmissione del
pensiero. Egli precisava che l'impresa criminale in questione si era
sviluppata senza un piano, senza un organismo speciale, senza direttive né
autorizzazioni scritte, senza ordini, senza spiegazioni, senza budget, senza
perciò lasciare delle tracce per lo storico. Donde, a ben comprendere,
l'impossibilità per lo storico di produrre delle prove. Egli ha concluso:
"In ultima analisi, la distruzione degli Ebrei non si realizzò solo [sic] in
esecuzione delle leggi e degli ordini, ma come conseguenza di una
disposizione dello spirito, di un accordo tacito, di una consonanza e di un
sincronismo" (La Distruzione degli Ebrei d'Europa, Torino, Einaudi
Tascabili, 1995 e 1999, vol. 1, p. 53 nell'originale: "In the final
analysis, the destruction of the Jews was not as much a product of laws and
commands as it was a matter of spirit, of shared comprehension, of
consonance and synchronization", The Destruction of the European Jews, New
York, Holmes & Meier, 1985, p. 55) [La traduzione delle parole di Hilberg
"not as much a product of laws." con "non . solo in esecuzione delle leggi."
è errata; una versione più esatta e fedele della frase in oggetto è: "In
ultima analisi, la distruzione degli Ebrei fu non tanto il prodotto di
un'esecuzione delle leggi e degli ordini quanto un affare di disposizione
dello spirito, di una comprensione condivisa, di una consonanza e di un
sincronismo".NdT]. Ora, in tutta la storia del mondo, non si conosce un solo
crimine dalle proporzioni gigantesche che si sia prodotto per opera dello
Spirito Santo, e che, pur non lasciando alcuna traccia della propria
concezione, dei suoi preparativi o della sua organizzazione, abbia, come
surplus, prodotto alcuni milioni di "miracolati" che sono sfuggiti al
supposto massacro. [Nota di G. Canzano: Per un approfondimento di questo
argomento si veda lo scritto di C. Mattogno Raul Hilberg e i «centri di
sterminio» nazionalsocialisti. Fonti e metodologia. 2008, in:
http://vho.org/aaargh/fran/livres8/CMhilberg.pdf].
Già nel 1978/1979, nel giornale Le Monde, avevo dimostrato che l'esistenza
delle pretese camere a gas hitleriane si scontrava con una radicale
impossibilità tecnica, ed avevo sfidato la parte avversa a mostrare come un
omicidio di massa, quale è il preteso genocidio degli ebrei, fosse stato
tecnicamente possibile. In una dichiarazione comune firmata da 34 storici ed
autori francesi, fra cui Léon Poliakov, Pierre Vidal-Naquet, Fernand Braudel
e Jacques Le Goff, mi si era risposto: "Non bisogna chiedersi come
tecnicamente un tale assassinio di massa sia stato possibile; esso è stato
tecnicamente possibile poiché ha avuto luogo" (Le Monde, 23 febbraio 1979).
Ciò è quel che si chiama, nello stesso tempo, confessare la propria
impotenza ed imporre agli altri il rispetto di un tabù. In fondo, R. Hilberg
ha conosciuto, nel 1983-1985, uno smarrimento ed un'umiliazione simili a
quelle che avevano subito in Francia, dal 1979, i suoi 34 colleghi o amici.
Se Lei vuole degli altri esempi riguardo alle concessioni a cui abbiamo
costretto i sostenitori della tesi del genocidio degli ebrei e delle camere
a gas naziste, si rifaccia ai diciotto altri casi che io ho riportato nel
mio testo dell'11 dicembre 2006. Non tralasci, soprattutto, quello di
Jean-Claude Pressac, un personaggio che era stato sostenuto e decantato
dalla coppia Klarsfeld [Serge e la moglie Beate - NdT]. Dopo molteplici
pubblicazioni in favore della tesi ufficiale, J.-C. Pressac ha finito, il 15
giugno 1995, col firmare, sotto forma di risposta scritta ad un questionario
di Valérie Igounet, una sorta d'atto di capitolazione a tutto tondo in cui
egli ha riconosciuto che la documentazione della tesi dello sterminio era
"marcia", irrimediabilmente "marcia", e che era votata agli "immondezzai
della storia". Questo atto di capitolazione ci è stato nascosto per cinque
anni. Il testo non ci è stato rivelato che nell'anno 2000; esso è stato
difatti riprodotto, con un piccolissimo carattere tipografico, all'estrema
fine di un ponderoso libro precisamente firmato da Valérie Igounet: Histoire
du négationnisme en France (pp. 651-652).
Per quel che riguarda il numero dei morti ad Auschwitz, preteso "campo di
sterminio" (denominazione creata dagli Americani) situato al centro di un
supposto sistema di liquidazione fisica degli ebrei, la verità ufficiale non
ha smesso di subire delle revisioni verso il basso: fino all'inizio del
1990, questo numero era fissato a 4.000.000 di ebrei e di non ebrei; nel
1995, esso è precipitato a 1.500.000; poi, è stato successivamente di
1.100.000, di 800.000, di 700.000 e di 600.000; nel 2002, con Fritjof Meyer,
redattore capo dello Spiegel, il numero è sceso a 510.000. Rimangono, agli
storici ufficiali, vale a dire agli autori non perseguiti giudiziariamente
per i loro scritti, ancora da fare dei progressi per raggiungere la cifra
reale di circa 125.000 [nota di G. Canzano: L'ordine di grandezza di questa
cifra è confermata da C. Mattogno, che ha calcolato circa 135.000 morti. C.
Mattogno, Il numero dei morti di Auschwitz. Effepi, Genova, 2004, p. 34]. È
in effetti a questa cifra che, probabilmente, è giunto il numero dei morti,
in circa cinque anni, nei 39 campi del complesso di Auschwitz, devastato,
specialmente nel 1942, da delle terribili epidemie di tifo che hanno ucciso
dei detenuti, dei guardiani e perfino alcuni capo medici preposti alla
salute dei detenuti.
CANZANO 2- Potrebbe riassumere per noi, brevemente, le persecuzioni fisiche
e giudiziarie che ha dovuto subire per avere espresso in pubblico le Sue
tesi storiche?
FAURISSON - La mia sorte è stata la seguente: una decina di aggressioni,
circa trent'anni di processi, perquisizioni, una fiumana di condanne
giudiziarie, sequestri alla mia banca, una carriera spezzata, ignobili
ritorsioni su mia moglie e sui miei figli; il tutto per istigazione o con la
piena approvazione delle autorità mediatiche, politiche, universitarie. E
questo con le fanfare e in un'atmosfera da caccia alla volpe, con appelli
all'omicidio e con un'ondata di lordura e fango lanciati da ogni parte sulla
mia persona. Il capo dell'ordine degli avvocati di Parigi, Christian
Charrière-Bournazel, ritiene che gli scritti o i discorsi di Faurisson non
siano che fango e lordura e si auto-descrive come "sacro spazzino".
Ma, nella disgrazia, ho avuto fortuna. Fino ad ora, il mio revisionismo non
mi è costato un solo giorno di prigione. La mia sorte è invidiabile se la
paragono a quella dei revisionisti che, in Germania, in Austria, in Francia,
in Belgio, in Spagna, in Svizzera, in Svezia o in Canada sono stati gettati
in carcere. Sono trascorsi giusto cinque anni oggi da che, il 5 febbraio
2003, la polizia americana ha tolto Ernst Zündel a sua moglie, nella loro
casa del Tennessee, per metterlo in prigione e poi per estradarlo al Canada
che, a sua volta, l'ha consegnato alla Germania. I suoi processi, prima a
Toronto e poi a Mannheim, si sono svolti in condizioni rivoltanti. Il suo
internamento a Toronto, durante due anni, e stato degno di Guantánamo e di
Abou Graib. Nessuno può dire se questo giusto, questo eroe, uscirà un giorno
di prigione e potrà ritrovare sua moglie, i suoi figli e i suoi nipoti.
CANZANO 3- La conferenza revisionista che si è tenuta a Teheran nel dicembre
2006 ha provocato un'ondata di indignazione mondiale; ha avuto anche delle
ricadute positive?
FAURISSON - Mi permetta una rettifica. La conferenza di Teheran non può né
deve essere qualificata come "revisionista". La verità è che era aperta a
tutti, ivi compresi i revisionisti. Essa ha fatto conoscere al mondo intero
l'esistenza del revisionismo, ma senza riuscire a spezzare la morsa della
censura che si è ovunque ed immediatamente richiusa, facendo in modo che il
grande pubblico continuasse ad ignorare quali sono precisamente i nostri
argomenti e le nostre conclusioni. Un po' ovunque nel mondo occidentale, si
è gridato alla bestemmia. Di ritorno al loro paese d'origine, alcuni
partecipanti alla conferenza si sono trovati esposti alla repressione, in
particolare uno Svedese, un Australiano e due dei sei coraggiosi rabbini
antisionisti che avevano fatto la trasferta: il grande rabbino d'Austria e
un rabbino di Manchester. Per la mia modesta parte, sono stato fatto oggetto
di una inchiesta giudiziaria voluta all'epoca da Jacques Chirac; sono stato
convocato due volte dalla polizia giudiziaria. La seconda volta, ben
recentemente, sono stato posto in stato di fermo, mentre la mia casa veniva
perquisita. Vi invito a venire al processo che si sta così preparando, ma la
cui data non è stata ancora fissata. Riservo ai miei giudici e al
procuratore una dichiarazione di cui si ricorderanno. Oggi stesso, apprendo
appena che in un altro affare (quello di un'intervista concessa a "Sahar",
stazione della radio-televisione iraniana), la corte di cassazione ha
confermato che dovrò versare 18.000 euro fra ammenda e di diverse indennità.
CANZANO 4- Cosa ne pensa dell'avvenire del revisionismo e, in particolare,
dei tentativi di introdurre in Italia una legge antirevisionista come quella
francese?
FAURISSON - L'avvenire del revisionismo mi sembra compromesso, e quello dei
revisionisti mi appare particolarmente cupo. La sorte che ci attende
potrebbe essere paragonabile a quella dei pagani dopo il trionfo del
cristianesimo, nel quarto secolo della nostra era: la progressiva
cancellazione. Temo l'estensione di una legge antirevisionista su scala
europea. Ma, deve saperlo, è possibile reprimere il revisionismo senza
istituire, tuttavia, una legge specifica in questo senso. Consideri, ad
esempio, il comportamento degli Stati Uniti, del Canada, dell'Australia e
della Nuova Zelanda nei diversi casi particolari: oltre a quello di Ernst
Zündel, quelli di Germar Rudolf, di Fredrick Töben e di Joel Hayward
(quest'ultimo, semi-revisionista d'origine ebraica, ha salvato la pelle e la
propria carriera universitaria solo rinnegando sé stesso). In Francia, ancor
prima della specifica legge del 1990 ("legge Fabius-Gayssot"), non ci si è
fatto scrupolo di perseguire penalmente dei revisionisti e condannarli sul
piano giudiziario. "Chi vuole annegare il proprio cane lo accusa d'avere la
rabbia". Chi vuole attaccare un revisionista l'accuserà indifferentemente di
"danni contro terzi", per "diffamazione", per "incitazione all'odio
razziale", per "apologia di reato", di "offesa ai diritti dell'uomo", di
"terrorismo" o di qualsiasi altro crimine o delitto. Personalmente, io sono
stato condannato nei Paesi-Bassi per danni a terzi e per violazione della
proprietà letteraria! In un'opera sull'impostura del "Diario di Anna Frank"
ero stato indotto a citare abbondantemente degli estratti da questo
sedicente diario; il tribunale olandese ha deciso che, così facendo, avevo
commesso una sorta di furto a danno degli aventi diritto di Anna Frank, ed
ha anche stabilito che, seminando il dubbio sull'autenticità della suddetta
opera, avevo compiuto un'offesa contro due fondazioni (rivali nello
Shoah-Business!), una situata in Svizzera e l'altra nei Paesi Bassi, che
difendono, entrambe, la memoria di Anna Frank. Inoltre, il tribunale ha
avvalorato la tesi per cui io avevo costretto il Museo Anna Frank di
Amsterdam a spendere dei soldi per preparare il personale a rispondere alle
domande poste dai visitatori che potevano essere rimasti turbati dai miei
argomenti.
Capita che delle brave persone dichiarino: "Io confido nella giustizia del
mio paese". Personalmente, reso edotto dall'esperienza della storia, io non
vedo come si possa fare affidamento su dei magistrati. La gran parte dei
giudici ha la docilità dei buoni e tranquilli ragazzi nati da buoni e
tranquilli genitori. In materia di processi per revisionismo, se confido nei
magistrati, è piuttosto per la loro propensione a schernire, all'occorrenza,
la più elementare giustizia. In Francia, tre volte ho querelato per
diffamazione; tre volte i giudici hanno riconosciuto che avevo ragione, pur
tuttavia hanno respinto la mia domanda perché, ogni volta, hanno decretato
che il mio diffamatore era "in buona fede". L'ultimo esempio è quello del
processo che ho dovuto intentare a Robert Badinter perché questo personaggio
aveva osato dire alla televisione: "Io ho fatto condannare Faurisson per
essere un falsario della storia". I giudici hanno deciso che R. Badinter
aveva "fallito nel suo tentativo di produrre prove", vale a dire che si era
mostrato incapace di giustificare le sue asserzioni; essi hanno riconosciuto
che questo vecchio avvocato e ex-ministro (della Giustizia) mi aveva
diffamato, ma hanno aggiunto, senza fornirne la prova, che il mio
diffamatore era stato "in buona fede" e mi hanno condannato a versargli
5.000 euro, somma che, per me, in questo processo, si è aggiunta a ben altre
spese; io ho versato questi 5.000 euro ma, non avendo altro denaro, ho
rinunciato a interporre appello. Tutti i giornali che hanno dato notizia
della vicenda hanno spiegato ai loro lettori che R. Badinter, che aveva
detto: "Io ho fatto condannare Faurisson per essere un falsario della
storia", aveva vinto il processo, e che Faurisson aveva dovuto inchinarsi di
fronte al verdetto; essi hanno nascosto, o occultato, il fatto che R.
Badinter mi aveva diffamato, sia pure "in buona fede".
CANZANO 5- Lei ha spesso paragonato le presunte armi di distruzione di massa
di Saddam Hussein alle camere a gas hitleriane: può chiarire questo
concetto?
FAURISSON - Il 23 giugno 2003 avevo redatto un articolo dedicato
all'arresto, a Vienna, di un revisionista: l'ingegnere chimico e specialista
delle camere a gas di decontaminazione Wolfgang Fröhlich, che, per altro,
sconta attualmente una pena di sei anni e cinque mesi di prigione. In questo
articolo, avevo ricordato l'offensiva condotta dai politici americani Rudy
Giuliani e George W. Bush contro dei "revisionisti" che, già da un bel
pezzo, avevano scoperto che le armi di distruzione di massa attribuite a
Saddam Hussein semplicemente non esistevano affatto. Il 16 giugno 2003, Bush
aveva condannato "un mucchio di storia revisionista attualmente in marcia"
("a lot of revisionist history now going on"). Io avevo colto l'occasione
per tracciare un parallelo fra F. D. Roosevelt e G. W. Bush, da una parte, e
Adolf Hitler e Saddam Hussein dall'altra. Scrivevo:
Nel gennaio 1944, il presidente Roosevelt, manipolato da Henry Morgenthau
Jr, suo segretario di Stato al tesoro, creò il Consiglio dei Rifugiati di
Guerra (War Refugee Board o WRB), che avrebbe fabbricato un rapporto,
divenuto poi tristemente famoso, su: "I campi di sterminio tedeschi -
Auschwitz e Birkenau". Nel settembre 2001, il presidente Bush, manipolato da
Paul Wolfowitz, creò l'Ufficio dei Piani Speciali (Office of Special Plans o
OSP), che poi si mise a costruire dei falsi rapporti sulle armi di
distruzione di massa dell'Irak (Weapons of Mass Destruction ou WMD). Questo
ufficio è diretto da Abram Shulsky. In seno a questo stesso ufficio i
quattro responsabili incaricati dei rapporti su queste armi di distruzione
di massa si auto-designano con il nome di "la cabala" [ebraica]! Seymour
Hersh, giornalista americano di fama, ne ha fatto la rivelazione in un lungo
articolo del New Yorker datato al 12 maggio [2003] e, in Francia, Jacques
Isnard l'ha riportato su Le Monde del 7 giugno, a pagina 7.
Io allora concludevo:
Medesime menzogne. Medesimi mentitori. Medesimi beneficiari. Medesime
vittime. Sembra dunque che sia necessario un medesimo lavoro revisionista.
In seguito, Le Monde del 17 giugno aveva pubblicato in prima pagina un
articolo intitolato ironicamente: "Saddam era un malvagio, dunque aveva
delle armi proibite". Il giorno dopo ho mandato al giornale, affinché la
pubblicasse, una lettera il cui contenuto si limitava ad una frase: "Hitler
era malvagio, dunque aveva delle camere e dei furgoni a gas", ma, come ci si
poteva aspettare, la mia impertinente missiva non è stata pubblicata.
CANZANO 6- Da alcuni anni a questa parte, il revisionismo si trova ad essere
comunemente chiamato "negazionismo" in quanto si dice che esso abbia un
carattere eminentemente distruttivo. Lei che cosa ne pensa?
FAURISSON - "Negazionismo" è un barbarismo e, a coloro che mi danno del
"negazionista", io potrei ribadire, forgiando a mia volta un barbarismo, che
essi sono degli "affermazionisti". Nel Faust di Goethe, Mefistofele è "lo
spirito che sempre nega". Ora, i revisionisti non sono affatto diabolici;
non negano nulla, e soprattutto non negano l'evidenza. Al termine delle loro
ricerche, essi si limitano ad affermare che quella convinzione, largamente
diffusa, non è che un'illusione. Galileo non negava nulla; egli constatava
l'esistenza di un errore o di una superstizione ed insisteva affinché, in un
ambito particolare della conoscenza, l'astronomia, si rivedesse, correggesse
o revisionasse ciò che fino ad allora era stato creduto esatto e che, a suo
avviso, era falso. Il revisionismo è POSITIVO, talvolta anche positivista.
Esso preconizza la riflessione, la verifica, lo sforzo, il lavoro, la
ricerca. E poi si trova ad essere anche un UMANESIMO : offre agli uomini un
mezzo per intendersi al di là di ogni appartenenza ad un gruppo nazionale,
politico, religioso o professionale. Esso rigetta l'argomentazione basata
sul principio d'autorità. Per i revisionisti, ciò che affermano eruditi,
professori, magistrati non è necessariamente esatto o conforme alla realtà,
e deve poter essere sottoposto ad esame. Il revisionismo ce ne avverte: ciò
che l'opinione pubblica ribadisce indefinitamente, fino alla noia, potrebbe
non essere che una leggenda, una credenza infondata. Attenzione alla
calunnia! Prima di ripetere che la Germania ha commesso il crimine più
atroce di tutti i tempi, e di aggiungere che quasi tutto il resto del mondo
è stato il complice di questo crimine sia partecipandovi, sia distogliendo
lo sguardo, dobbiamo esigere delle prove. Con quale diritto si afferma che
la patria di Goethe e di Beethoven si è disonorata al punto da costruire dei
mattatoi chimici per asfissiarvi milioni d'uomini, di donne e di bambini?
Con quale diritto tante istituzioni ebraiche si permettono di accusare
confusamente di complicità in questo crimine il Papa Pio XII, il Comitato
internazionale della Croce Rossa, Roosevelt, Churchill, de Gaulle, Stalin,
gli alleati della Germania (ivi compresi i Giapponesi, il Grand Mufti di
Gerusalemme, gli Indù liberi di Chandra Bose) e i paesi neutrali, a
cominciare dalla Svizzera? È davvero possibile che solo gli ebrei e i loro
amici abbiano visto chiaro, mentre il resto del mondo, o poco ci manca,
sarebbe stato accecato dall'odio o dall'ignoranza? Il canadese David Matas,
avvocato provetto e un'autorità in seno al "B'nai B'rith" (una specie di
frammassonneria esclusivamente ebraica, con ambasciatori presso l'ONU ed
altre organizzazioni internazionali), ha dichiarato, il 27 gennaio 2008:
"L'Olocausto è stato un crimine di cui quasi ogni paese del globo è stato
complice" ("The Holocaust was a crime in which virtually every country in
the globe was complicit"). Mi sembra che, nel momento in cui i revisionisti
vengono a sostenere, al termine delle loro ricerche, che D. Matas si inganna
o ci inganna, evocando in questo modo il preteso genocidio degli ebrei,
dovremmo almeno prestare attenzione a queste ricerche, invece di interdirle
con "la forza ingiusta della legge". Chi, in questa vicenda, Le sembra
mantenere un comportamento normale ed UMANO? A parer Suo, è questo D. Matas
e i suoi potenti amici, oppure il germano-canadese Ernst Zündel, il quale
deve proprio a questa gente di essere stato mandato in prigione per così
tanti anni? Per riprendere le Sue parole, io dirò dunque che, a mio sentire,
lungi dall'avere "un carattere eminentemente distruttivo", il revisionismo è
dotato di un carattere COSTRUTTIVO ed eminentemente UMANO.
All'ateo che io sono, permetta la seguente riflessione: la religione de
"l'Olocausto" non è che un avatar della religione veterotestamentaria. Alla
pari di quest'ultima, essa è inumana. Insegna l'odio, la crudeltà, la sete
di vendetta e la violenza. Essa ci tratta tutti come Palestinesi; si burla
dell'uomo, e cerca di farci ingoiare le storie più balorde che ci siano. E
deve, difatti, far così: come Le ho detto, sul piano della storia e della
scienza o, in una parola, della ragione, gli Hilberg e i Pressac sono stati
ridotti a zero dai revisionisti. Allora, disperando per la causa, e per
propria inclinazione, i sostenitori dell'Olocausto si sono rivolti ai Claude
Lanzmann, agli Elie Wiesel, ai Marek Halter, agli Steven Spielberg, vale a
dire a dei narratori di storie ebraiche, che hanno in orrore la scienza
storica. Essi del resto non lo nascondono affatto. E. Wiesel, che è il più
grande dei nostri falsi testimoni, ha finito con lo scrivere nelle sue
memorie: "È meglio che le camere a gas restino chiuse agli sguardi
indiscreti. E all'immaginazione" (Tous les fleuves vont à la mer., Le Seuil,
1994, p. 97). Quanto a Claude Lanzmann, che ha finito con il confessare
d'avere pagato, e caro, i suoi "testimoni" tedeschi per il film Shoah, egli
ha sempre proclamato il suo odio per gli storici e per i loro documenti,
giungendo ad affermare che, se avesse scoperto un film che mostrava una
scena di gassazione degli ebrei, lo avrebbe distrutto. Questa tipologia di
commercianti è a favore dei racconti, dei romanzi, delle novelle, dei film,
del teatro, degli spettacoli d'ogni genere, e parteggia anche per il kitsch,
purché questo serva ciò che essi chiamano la Memoria. Essi sono a favore de
"la Mémoria" tale e quale la si scrive ad Hollywood, allo Yad Vashem o in
quelle Disneyland che stanno diventando, progressivamente, tutti questi
musei degli orrori che proliferano ad Auschwitz, a Berlino, a Washington o
in cento altri punti del globo. Costoro privilegiano i metodi hollywoodiani
e le prassi scenografiche più disoneste e disdegnano apertamente la storia.
Si interessano all'arte di suscitare delle emozioni. Questa gente segue le
ricette dello "story-telling", vale a dire l'arte di imbastire una buona
storia, dove il lettore o lo spettatore, gustando simultaneamente il piacere
dell'indignazione contro i cattivi nazisti e quello della commiserazione per
i poveri ebrei, potrà abbandonarsi al pianto. La letteratura olocaustica
rigurgita di racconti di orrori e di miracoli degni dell'Antico Testamento,
con le sue storie delle Piaghe d'Egitto, del Mar Rosso, delle Mura di Gerico
o di Giosué che ottiene che il sole si fermi in modo che gli ebrei possano
compiere un massacro. Si tratta lì di una lunga tradizione ebraica, la cui
parola d'ordine è: "Niente Storia ma delle storie". In un testo datato al 15
giugno 2006 ed intitolato: "Mémoire juive contre l'histoire (ou l'aversion
juive pour tout examen critique de la Shoah)" ("Memoria ebraica contro la
storia [o l'avversione ebraica per ogni esame critico della Shoah]"),
raccontavo della disavventura toccata al più prestigioso storico israeliano,
Ben Zion Dinur, nato Dinaburg (1884-1973). Fondatore dell'Istituto Yad
Vashem, egli ha avuto l'audacia di preconizzare la diffidenza dell'ambito
scientifico rispetto alle innumerevoli "testimonianze" dei "sopravissuti" o
"miracolati"; voleva verificarne l'autenticità; così facendo, ha provocato
contro di sé una temibile campagna che l'ha costretto, alla fine, a
dimettersi dalla direzione dello Yad Vashem.
A partire dal 1995-1996, gli storici de "l'Olocausto" hanno definitivamente
ceduto il passo ai servitori della Memoria. Nel 1996, una sorta di Pressac
in sedicesimo, Robert Jan van Pelt, universitario canadese, sarà stato
l'ultimo storico ebreo a tentare di difendere la tesi de "l'Olocausto" sul
piano scientifico. Dopo questa data, gli specialisti dell'argomento hanno
moltiplicato le pubblicazioni in cui ognuno di loro fornisce la propria
particolare interpretazione de "l'Olocausto", ma senza più tentare di
dimostrare, in via preliminare, che vi sia stato effettivamente un genocidio
degli ebrei e delle camere a gas naziste. Per contro, siamo intossicati con
una letteratura strabiliante, nello stile dei racconti di Misha Defonseca,
di Shlomo Venezia o di quel consacrato burlone di Padre Patrick Desbois: una
bambinella ebrea, adottata dai lupi, attraversa con loro l'intera Europa
alla ricerca dei suoi genitori deportati ad Auschwitz; i camini dei
crematori lanciano, giorno dopo giorno, notte dopo notte, delle fiamme verso
il cielo (mentre un solo fuoco di ciminiera avrebbe interrotto per lungo
tempo ogni attività di cremazione); quando i Tedeschi decidono di
giustiziare dei grandi gruppi d'ebrei, mobilitano dei bambini ai quali
ordinano di battere su delle casseruole per coprire il rumore delle fucilate
e le grida delle vittime; "Noi eravamo trenta fanciulle ucraine che
dovevano, a piedi nudi, pigiare i corpi degli Ebrei e gettarvi sopra una
fine coltre di sabbia, in modo che gli altri Ebrei potessero adagiarvisi"
(Padre Patrick Desbois, Porteur de mémoires / Sur les traces de la Shoah par
balles, Michel Lafon, 2007, pp. 115-116); "Poi, un altro giorno, in un altro
villaggio, qualcuno che, bambino, era stato requisito per scavare una fossa
ci racconta che una mano uscita dal suolo si è appiccicata alla sua pelle"
(pp. 92-93); "[Samuel Arabski] ci ha spiegato, con lo sguardo colmo di
terrore, che la mano di un Ebreo uscita dalla fossa è venuta ad afferrare la
sua pelle" (p. 102). Non si finirebbe mai di enumerare queste fantasmagorie
che sono disonorevoli per chi le inventa, le stampa o ne fa dei film, e che
degradano, allo stesso tempo, coloro che sono indotti a leggerne il
racconto, o a vederne la rappresentazione.
Da parte mia, prendendo atto del fatto che, in questi ultimi dieci anni, la
storiografia de "l'Olocausto" si è ridotta essenzialmente a queste
sotto-produzioni, ho l'impressione che il mio ruolo sia sul finire. Ho 79
anni. Non consacrerò quel poco di vita che mi resta a dimostrare
l'assurdità, sempre più grossolana, del commercio o dell'industria de
"l'Olocausto". I revisionisti l'hanno già ampiamente provata: La storia del
preteso sterminio degli Ebrei e delle pretese camere a gas naziste è
un'impostura che ha aperto la strada ad una gigantesca truffa politico
finanziaria, di cui i beneficiari principali sono lo Stato di Israele e il
sionismo internazionale, e le cui vittime principali sono il popolo
tedesco - ma non i suoi governanti - e l'intero popolo palestinese. Sono
giunto a questa conclusione nel 1980. Al giorno d'oggi, 5 febbraio 2008, non
devo cambiarla di un iota.
Per riassumere in una frase il bilancio personale degli ultimi trent'anni da
me già consacrati al revisionismo storico, dirò che io ho semplicemente
voluto, con dei mezzi risibili, servire una causa ingrata: quella della
scienza storica. Non ho nient'altro da dire a mia difesa.
Le sono grato di avermi accordato la parola. Il primo giornalista che abbia
voluto darmela per davvero è stato uno dei Suoi connazionali. Si chiamava
Antonio Pitamitz. Era nel 1979, sul mensile Storia Illustrata, poi
scomparso. Oggi, un professore universitario si batte aspramente perché mi
sia accordato il diritto di esporre le mie vedute - delle vedute che egli
forse per parte sua non condivide - e si tratta ancora di un Italiano. Lei
lo conosce: si chiama Claudio Moffa.
BIBLIOGRAFIA
Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
http://it.wikipedia.org/wiki/Robert_Faurisson
Nato a Shepperton (Inghilterra) 25 gennaio 1929, da padre francese e madre
scozzese, si laureò alla Sorbona e dal 1974 cominciò ad insegnare
letteratura presso l'Università di Lione; nel corso di quel decennio
pubblicò alcune monografie di critica letteraria.
Tra il dicembre 1978 ed il febbraio 1979 scrisse tre lettere al quotidiano
Le Monde, nelle quali dichiarava di essersi persuaso delle tesi che
sollevavano dubbi circa l'Olocausto, e chiedeva agli storici di dibatterle;
in particolare, Faurisson negava la possibilità che fossero esistite camere
a gas omicide nei campi di concentramento tedeschi, ed invitava chiunque a
presentare prove incontrovertibili della loro esistenza e funzionamento. Da
allora ha pubblicato una lunga serie di articoli e libri criticando la
storiografia "ufficiale" sulla Shoah. Dopo le prime risposte, quasi tutti
gli storici scettici circa le tesi negazioniste cessarono di confrontarsi
con gli scritti di Faurisson. Nel 1990 Robert Faurisson fu rimosso
dall'insegnamento e privato della pensione. Egli ha inoltre subito diversi
processi per avere negato dei crimini contro l'umanità, ricevendo in alcuni
delle assoluzioni ed in altri delle condanne a pene pecuniarie (oltre a tre
mesi in libertà in vigilata, il 3 ottobre 2006).
Robert Faurisson è stato anche fatto oggetto di aggressioni fisiche. Nella
più grave ha riportato la frattura della mascella. In Italia, a Teramo, dove
il 18 maggio 2007 era stato invitato a tenere una conferenza presso la
locale Università, durante una dimostrazione di protesta per la sua
presenza, egli è stato strattonato ad opera dei manifestanti.
giovanna.canzano*email.it
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www.nod32.it
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